Un viaggio in Italia – anche in inverno – è sempre allettante per un tedesco. Un viaggio per fotografare i manoscritti della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino promette anche strade barocche ancora innevate, case fredde, cioccolata fumante, splendidi panorami, alte catene montuose, specialità culinarie piemontesi e persone amichevoli e disponibili. Senza i manoscritti greci, tuttavia, questo viaggio non avrebbe mai avuto luogo.
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La storia di questo viaggio inizia con la Prof.ssa Carla Falluomini, che nel 2009 ha trascorso un lungo periodo presso l’Institut für Neutestamentliche Textforschung (INTF) di Münster, per fare ricerca sulla Bibbia gotica. Grazie a lei sono stati avviati i contatti con il Direttore della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, il Dott. Roberto Di Carlo, e con la responsabile della Sala Manoscritti, la Dott.ssa Franca Porticelli, che hanno accordato all’INTF il permesso di digitalizzare – all’interno della biblioteca stessa – i manoscritti greci del Nuovo Testamento.
Questi ultimi sono conservati nella Biblioteca Nazionale di Torino sotto 20 segnature, che corrispondono però, nella »Kurzgefasster Liste« (2a edizione, 1994), a 18 manoscritti: i due manoscritti in minuscola 338 e 612 sono difatti catalogati sotto quattro segnature torinesi differenti (il ms. 338 sotto B.VII.33 e B.VI.43; il ms. 612 sotto B.V.19 e B.VI.43).
La ricognizione dei manoscritti esistenti e la loro digitalizzazione per mezzo della più recente tecnologia fotografica rappresentava l’obiettivo del viaggio. Equipaggiato con una Canon 50D, vari obiettivi, il Traveller’s Conservation Copy Stand, numerosi computer e altri accessori, il mio viaggio in auto si è snodato attraverso le meravigliose catene montuose innevate del Monte Bianco e del Gran Paradiso e giù per la Val d’Aosta, fino ad arrivare a Torino. Non era il primo viaggio dell’INTF per vedere i manoscritti neotestamentari greci conservati nella città sabauda: questi codici erano già stati esaminati da Kurt Aland, il fondatore dell’INTF, e da Klaus Junack, negli anni Sessanta. Sulla scia di questi illustri predecessori sono state programmate due settimane e mezzo per digitalizzare il materiale esistente. Bisognava tenere conto delle sorprese: non si poteva dimenticare che l’incendio della biblioteca, nel 1904, aveva avuto gravi conseguenze per quasi tutti i manoscritti, o a causa del fuoco in sé o dell’acqua che era servita a spegnerlo.
Il fuoco, divampato nella notte tra il 25 e il 26 Gennaio 1904, aveva danneggiato gravemente la biblioteca, che allora era ancora ospitata nel Palazzo della Regia Università di via Po. Purtroppo, tra i numerosi codici bruciati e danneggiati, vi sono anche vari manoscritti neotestamentari. Secondo le conoscenze attuali, alla fine di questo viaggio, i manoscritti in minuscola 340, 341, 611 e 1940 sono completamente bruciati. Ma dobbiamo essere cauti con queste affermazioni: non tutti i frammenti rimasti sono stati ancora identificati. Secondo le informazioni fornite dalla Dott.ssa Porticelli, tre studiosi stanno lavorando alla loro identificazione, in base alla lingua in cui sono scritti: ai manoscritti ebraici lavorano Bruno Chiesa (Torino), ai codici greci Paolo Eleuteri (Venezia) e a quelli latini Alessandro Vitale Brovarone (Torino). Prima di trarre conclusioni definitive si devono dunque attendere i risultati del loro lavoro.
Relativamente in buono stato e più o meno completi, sono i mss. 333, 334, 335 e i lezionari l1352 e l1942. I restanti manoscritti greci neotestamentari di Torino sono conservati solo in frammenti. La fase culminante del lavoro è stata la digitalizzazione del ms. 015, in maiuscola, un manoscritto pergamenaceo del VI secolo particolarmente importante. Conservato originariamente sul Monte Athos, questo manoscritto è oggi suddiviso tra otto diverse istituzioni, tra queste la BNU di Torino, dove si trovano due bifolia. Sarebbe naturalmente auspicabile che con questi due fogli torinesi si potesse dare l’avvio ad una ricostruzione virtuale di tale manoscritto. La notizia più significativa, tuttavia, è che due dei manoscritti creduti finora distrutti sono conservati almeno in frammenti. Si tratta dei manoscritti in minuscola 612 e 613.
Il minuscolo 612 ha una storia complicata. Oggi è conservato a Torino, suddiviso tra due segnature diverse: sotto la segnatura B.V.19, in una scatola, sono conservati in tutto 45 frammenti, restaurati e conservati sotto forma di 11 fascicoli non rilegati. I frammenti che si trovano in questa scatola sono contrassegnati – generalmente – con la segnatura B.V.19, scritta in nero, a volte sia sulla parte anteriore sia su quella posteriore. All’inizio si trova anche una numerazione, che però si interrompe dal frammento 25. In un certo numero di frammenti non è presente alcuna segnatura, su altri è a capo all’ingiù.
Nel catalogo di Pasini (qui, sotto la numerazione “Codex CCCXV. c. II. 17”), come contenuto del codice, vengono indicati gli Acta, le Epistole paoline e le Epistole Cattoliche; in Consentini è detto sommariamente: »Biblia Sacra. Novi Testamenti libri (gr)«. I frammenti, riuniti dopo il restauro sotto la segnatura B.V.19, appartengono tuttavia a codici diversi. Ciò emerge chiaramente, tra le altre cose, dalla presenza di almeno un frammento in latino e di un altro non pergamenaceo (bensì cartaceo). Anche i tipi di scrittura di questi frammenti sono diversi. Un’altra parte del ms. 612 è conservata nella scatola con segnatura B.VI.43, contenente tre raccoglitori e una busta. Nei raccoglitori sono conservati 106 frammenti, contrassegnati e numerati; nella busta vi sono altri 24 frammenti, senza numerazione. In totale si tratta dunque di 130 frammenti, che certamente appartengono a più manoscritti. Secondo la »Kurzgefasster Liste« si trovano, sotto questa segnatura, 33 frammenti appartenenti al ms. 612.
È oltremodo significativa la notizia che una parte del ms. 612, creduto distrutto, è ancora conservata. Questa parte sarà messa a disposizione nel NT.VMR sotto il numero GA 612 (ObjID 30612). È necessario però che vengano identificati al più presto i frammenti conservati sotto entrambe le segnature, B.V.19 e B.VI.43, per sapere definitivamente ciò che si è conservato del ms. 612. Solo allora saremmo in grado di mettere insieme e presentare virtualmente questo codice nel NT.VMR.
Anche il manoscritto in minuscola 613 era considerato distrutto. In preparazione per il viaggio a Torino, Tommy Wasserman ha richiamato la mia attenzione sul fatto che egli stesso aveva collazionato parti della Lettera di Giuda (Giuda 21-25) su un microfilm appartenente alla collezione dello studioso svedese C.A.Albin. Il manoscritto doveva quindi essere sopravvissuto al fuoco e doveva essersi conservato almeno in frammenti. Con l’aiuto di Angelo Giaccaria è stato effettivamente ritrovato: sotto la segnatura C.V.1 sono presenti una scatola e una busta, che contengono rispettivamente 85 e 11 frammenti. Non li ho potuti fotografare in quest’occasione, rimandando tutto ad una seconda fase. Ma anche qui vale ciò che si è detto per il ms. 612: i frammenti devono essere identificati, prima di poter dire ciò che è rimasto e ciò che è andato definitivamente perduto.
Il difficile stato di conservazione dei frammenti ha portato ad un maggiore impegno nel lavoro di digitalizzazione. Ogni parte doveva infatti essere posta separatamente sul Traveler Copy Stand, per poi essere fotografata. Per i frammenti bruciati nei bordi o scuriti è stato costruito un ponte in plexiglas, che ha consentito un’illuminazione indiretta dal basso. In questo modo, anche nelle foto digitali, la scrittura marrone è stata fatta risaltare rispetto allo sfondo dello stesso colore. Ogni singolo frammento è stato prima misurato e le sue dimensioni sono state registrate su una tabella. Tale mole di lavoro non sarebbe mai stata realizzata senza l’aiuto di due assistenti scrupolosi: per fotografare alcuni frammenti difficili da reggere è stato indispensabile, in particolare, l’aiuto dello studioso torinese Matteo Grosso e di mia moglie, Anne Müller. A loro sono molto grato.
Nel complesso, durante questi giorni, sono stati digitalizzati per intero dieci manoscritti: il maiuscolo 015, i minuscoli 333, 334, 335, 338, 339, 612, 2350, 2594 e il lezionario l1942. L’intento sarebbe, in un secondo viaggio, di fotografare i minuscoli che rimangono (332, 342, 613) e il lezionario l1352. I manoscritti saranno successivamente inseriti, con accesso libero, nel NT.VMR.
Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare di cuore alcune persone per il sostegno offertomi: in primo luogo Roberto Di Carlo e Franca Porticelli, per la cordiale accoglienza e per il permesso di digitalizzare i manoscritti; Salvatore Amato e tutti i Dipendenti della biblioteca, per la loro generosa disponibilità e per l’aiuto offerto nella Sala Manoscritti; Carla Falluomini, per aver preso contatto con la Biblioteca e per avermi accompagnato; Matteo Grosso e Anne Müller, per la loro preziosa assistenza durante la digitalizzazione; Dan Wallace, per la consulenza fotografica; l’austriaco Manfred Mayer, ideatore del Traveller’s Conservation Copy Stand, per tutti i suoi ulteriori sviluppi tecnici; Tommy Wasserman, per i suoi utili consigli a proposito dei manoscritti; tutti i miei Colleghi dell’INTF, per la loro consulenza e sostegno nell’organizzazione del viaggio. Vorrei infine ringraziare la DFG, che ha finanziato parte di questo viaggio.